BIGHETTI - Officine del Levante
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BIGHETTI

Difficile, se non impossibile, definire, con una sola parola o un solo aggettivo, Renzo. Un artigiano? Un artista? Un eclettico? Un generoso? Un fortunino? Un bon vivant? un amante della natura? Un subacqueo? Uno sportivo? Un appassionato del mare? Un levantese? Forse tutte queste cose insieme.

Da genitori veneti, padre artigiano ebanista, chiamato prima a Torino, poi a Levanto per eseguire lavori di alta falegnameria in casa Wild, residenza in stile pompeiano sulla collina in Vallesanta tra Levanto e Bonassola: e da lui tutto impara, ance se da ragazzo e giovanotto sempre in compagnia, ama, più che la scuola, la vita semplice naturale ma divertente del dopoguerra, sempre con pochissimi mezzi a disposizione.
Studi superiori a Carrara in collegio, poi a Milano dove abbandona nel ’68 gli studi di architettura per dedicarsi alla pittura ed alla scultura.
Cerca e trova spesso mentori di notevole caratura, persino durante il servizio militare, durato 16 mesi, negli alpini, in diverse caserme del nord.
Dipinge, scolpisce, impara a lavorare con materie che lo interessano, non forzatamente le più tradizionali: gesso, lamiere, legno, osso, ebano e bosso, vetro, corallo argento e oro, fino al ferro, di utilizzo più recente, prima con opere astratte poi concretissime, che lavora da solo.
Cerca e trova ispirazione negli animali, nella natura, nelle sue relazioni. Il punto di svolta sarà l’incontro con un ingegnere che gli consentirà di comporre opere d’arte per alberghi milanesi.
Ma, nel frattempo, a Milano, lavora in una palestra d’avanguardia.
Negli ultimi insegna e si dedica alla formazione di argentieri gioiellieri, ma non in Italia, in paesi del terzo o quarto mondo, per dare a molti giovani chances e opportunità diverse da quelle tristemente note in Cambogia.
I gioielli sono una delle sue innumerevoli passioni, insieme alle creature del mare. Recentemente una mostra nei locali del museo del mare genovese hanno ben illustrato questa sua specificità e particolarità. Una sua opera rimane al Museo in maniera permanente.
Ma non dimentica mai di offrire al far del bene agli altri sue creazioni.
Ha partecipato come scultore a contest internazionali di foto subacquee, avendo praticato immersioni con bombole per moltissimi anni.
Negli anni settanta con la moglie ha gestito una galleria d’arte in via Guani, in cui sono transitati per la prima volta a Levanto artisti di grande importanza.

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